COLLOQUI GRATUITI Settimana del Benessere Sessuale 2016

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come risvegliare il desiderio

 

PIACERSI risveglia desiderioLa vita quotidiana è purtroppo ricca di trappole per il desiderio, a volte dei veri e propri nemici.

Scopriamo insieme quali sono e cosa fare per sconfiggerli.

 

1) Monotonia e abitudine

“Il sesso non prospera nella monotonia. Senza sentimento, invenzioni, stati d’animo non ci sono sorprese a letto. Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all’estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di vino” (Anaïs Nin)

La monotonia e la routine sono il nemico numero uno del desiderio.

Perché? Presto detto. Pensate al vostro piatto preferito. Cucinato anche nel migliore dei modi.

Bene. Ora pensate di mangiare solo e soltanto quello. A tutti i pasti, colazione inclusa… Magari il primo giorno non vedrete l’ora di sedervi a tavola e gustare quella prelibatezza; magari anche il secondo…Ma poi? Alla lunga non vedrete l’ora di cambiare menù!

Lo stesso vale per il sesso. Routine, monotonia, ripetitività uccidono il desiderio. O quantomeno la lasciano in fin di vita.

COSA FARE?

Parola d’ordine creatività!

La ripetizione e la familiarità ci fanno sentire al sicuro. Ma il desiderio cresce quando è libero, quando lasciamo almeno un po’ in disparte la nostra routine, sessuale ma non solo.

Al bando quindi l’erotismo confinato solo al sabato mattina, i soliti preliminari nel solito ordine e le solite posizioni.

Al bando la solita biancheria. Al bando anche i soliti luoghi(non c’è solo la camera da letto!), le solite frasi “stasera ti va di coccolarmi un po’?”.

Cambiate le carte in tavola!

Non c’è bisogno di grandi trasgressioni: un posto nuovo, posizioni diverse dal solito (e non sto parlando di posizioni dai nomi esotici ed accessibili solo ad un contorsionista), musica di sottofondo…

Insomma, ogni nuova idea che esca dai soliti schemi è ben accetta!

2) Non piacersi

Niente è più anti-erotico di una donna o di un uomo che non si sente sexy, che non ama la sua sensualità e la sua sessualità.

Come puoi piacere al tuo partner se prima non piaci a te stesso?

Come puoi desiderare l’intimità sessuale, l’intimità dei corpi se il tuo non lo ami a sufficienza?

COSA FARE?

Imparate ad amare voi stessi e il vostro corpo.

Valorizzate i vostri punti forti ed eventualmente celate sapientemente la parti di voi che non amate particolarmente…e anche l’erotismo ne beneficerà. Piacersi ed essere in pace con sé stessi aiuta ad accettare la sessualità e a goderne. E ovviamente a desiderare l’intimità. E che cosa c’è di più erotico di una donna o un uomo che desidera?

Ricordatevi: sentirsi sexy è il miglior afrodisiaco, per voi e per il vostro partner!

3) Fretta

La mancanza di tempo rischia di soffocare il desiderio.

Tempo per l’erotismo ma anche tempo di coppia, per stare insieme, per corteggiarsi.

COSA FARE?

Come fare a trovare e ritagliare del tempo per l’intimità e per la coppia senza però togliere naturalezza e spontaneità all’erotismo?

Ecco la ricetta della terapeuta e sessuologa E. Perel “Non si può forzare il desiderio, ma si può creare un’atmosfera in cui il desiderio possa sbocciare, si può ascoltare, invitare, stuzzicare, baciare. Si può tentare, fare complimenti,corteggiare, sedurre. Tutto ciò aiuta a creare un substrato erotico”.

4) Eccessiva vicinanza

L’amore gode del sapere tutto dell’altro, il desiderio invece ha bisogno di mistero. Desidero ciò che è nuovo, che mi stupisce, che mi sfugge. Desidero ciò che ancora non ho.

Se il partner è già “vostro”, se la vostra relazione ha ormai superato la fase dei “tira-e-molla” e dei “se mi insegui io scappo” cosa si può fare?

COSA FARE?DESIDERIO

Non smettete di alimentare la fiamma del desiderio.

Il fuoco ha bisogno di ossigeno, di aria.

Coltivate la vostra intimità personale, una vostra zona privata. Uno spazio solo vostro, fisico, emotivo e intellettuale.

Ritagliatevi spazi per voi, uscite con gli amici, iscrivetevi in palestra. Il Tu e l’Io non devono totalmente fondersi in un Noi. Solo rimanendo vicini ma separati,  consentirete al desiderio di continuare a crescere.

 

 

articolo comparso sulla rivista Top Salute

 

 

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Approccio Cognitivo-Comportamentale

approccio cognitivo-comportamentale-pineroloL’approccio cognitivo-comportamentale  è:

  • Pratico e concreto. l terapeuta cognitivo-comportamentale lavora insieme al paziente per stabilire gli obiettivi della terapia, formulando una diagnosi e concordando con il paziente stesso un piano di trattamento che si adatti alle sue esigenze,  Si preoccupa poi di verificare periodicamente i progressi in modo da controllare se gli scopi sono stati raggiunti.
  • Centrato sul presente. la Psicoterapia cognitivo-comportamentale non considera il passato, come succede in altre forme di psicoterapia, l’aspetto più importante. Le esperienze, i racconti, le descrizioni di ciò che è accaduto nel passato sono importanti per capire come si sono sviluppati e nel tempo i problemi attuali, ma non costituiscono l’elemento fondamentale su cui basare l’intervento e il trattamento terapeutico. Essa è centrata sul presente e mira ad ottenere dei cambiamenti positivi, ovvero ad aiutare il paziente a uscire dal problema e dai circoli viziosi che lo mantengono.
  • A breve termine. L’approccio cognitivo-comportamentale è a breve termine, ogni qualvolta sia possibile. La durata varia ovviamente in base alla complessità e la gravità della situazione presentata dalla persona.
  • Attiivo e collaborativo. Sia il paziente che il terapeuta giocano un ruolo attivo nella terapia cognitivo-comportamentale. Il terapeuta cerca di insegnare al paziente ciò che si conosce dei suoi problemi e delle possibili soluzioni ad essi. Il paziente, a sua volta, lavora al di fuori della seduta terapeutica per mettere in pratica le strategie apprese in terapia, svolgendo dei compiti che gli vengono assegnati volta volta.  
  • Scientificamente fondato ed efficace. È stato dimostrato attraverso studi controllati che i metodi cognitivo-comportamentali costituiscono una terapia efficace per numerosi problemi di tipo clinico (ansia depressione, problemi sessuali, disturbo ossessivo-compulsivo ecc)
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Disturbo d’Ansia per la Salute (Ipocondria)

ipocondria Cos’è il Disturbo d’Ansia per la Salute?

ll disturbo d’ansia per la salute (o Ipocondria) è un disturbo caratterizzato dalla presenza di una forte preoccupazione o  convinzione di avere o di stare sviluppando una grave malattia, basata sulla errata interpretazione di uno o più segni o sintomi fisici.
Perché si possa parlare di disturbo da ansia per la salute, ovviamente, una valutazione medica completa deve avere escluso qualunque condizione medica generale che possa spiegare pienamente i suoi  segni o sintomi fisici (anche se a volte può essere presente un problema medica generale concomitante).

Ipocondria: caratteristiche

ipocondriaL’aspetto principale dell’ipocondria è che  la paura o la convinzione ingiustificata  di avere una malattia persistono nonostante le rassicurazioni mediche.

In reazione a questa paura alcune persone affette da ipocondria ricorrono al medico curante metre altri, a causa di una paura generale di tutto ciò che è in relazione a malattie fisiche, tendono ad evitare contatti con specialisti e informazioni sanitarie.

  • caratteristiche cognitive: convinzione di malattia (credere di avere una grave malattia), preoccupazione di malattia (pensieri e immagini ricorrenti di malattia e morte), marcata attenzione ai cambiamenti del corpo;
  • caratteristiche fisiche: reazioni fisiologiche d’ansia (es. palpitazioni, sensazione di fame d’aria, tremori, sintomi gastro-intestinali ecc)
  •  caratteristiche comportamentali: ripetuti controlli del corpo, ricerca di rassicurazioni a familiari, amici,ed esperti circa il fatto di avere o non avere una malattia, ripetuti esami medici, consultazione di varie fonti di informazione medica, evitamento di esami e visite mediche
  • caratteristiche emotive: forte ansia e paura riguardanti la salute

Ipocondria: cosa fare

L’ intervento cognitivo-comportamentale aiuta chi soffre d’ipocondria ad interpretare in maniera corretta i sintomi corporei e a correggere errori di pensiero che mantengono le preoccupazioni e alimentano le richieste di rassicurazioni ed esami medici.

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Sindrome da Spogliatoio

misure peneCos’è la “Sindrome da spogliatoio”?

La “Sindrome da spogliatoio” o dismorfofobia peniena  è la convinzione (spesso immotivata) di avere un pene troppo piccolo, troppo grande, troppo curvo oppure con anomalie legate al glande o al prepuzio.

Quando diventa un vero e proprio problema?

vergognaSi parla di dismorfofobia peniena quando l’ansia e le preoccupazioni per la forma e/o le dimensioni del pene divengono fonte di sofferenza e possono presentarsi in modo persistente o ricorrente  anche per parecchie ore al giorno.

Tali preoccupazioni possono inoltre diventare “invalidanti”, limitando in modo significativo le attività della persona. Per paura, ansia e vergogna, infatti, si evitano le situazioni in cui ci si deve mostrare svestiti (spogliatoi, saune, e perfino rapporti sessuali).

Cosa si può fare?

ilovemypenisUna volta accertato che la convinzione di avere un “pene deforme” non ha un effettivo riscontro andrologico, ovvero che non ci sono reali problemi di dimensioni, il trattamento d’elezione è quello psicosessuologico.

Il problema, infatti, non è la lunghezza, larghezza o curvatura del pene, ma il modo in cui la persona lo vive. Il punto è  “vedo il mio pene piccolo/ricurvo/… e mi sento inadeguato” non “il mio pene è piccolo/ricurvo… e sono inadeguato”.

L’intervento psicosessuologico ha quindi l’obiettivo di aiutare la persona a ridimensionare il vissuto catastrofico, e di lavorare su sicurezza e autostima. In sostanza l’obiettivo è imparare ad accettare ed amare il proprio pene.

 

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Testimonianze

IMPARARE AD AMARSI

Un anno fa la mia vita stava andando a rotoli. Stavo male sia fisicamente che moralmente e non vedevo via d’uscita. Per caso mi misi a cercare su internet il nominativo di qualche psicologo che potesse  aiutarmi e  il mio sguardo andò sul sito della dottoressa Elena Maggioni.  L’impressione è stata buona sin dall’inizio e non mi sbagliavo. Dopo un primo contatto è iniziato un percorso  e da allora la mia vita  è cambiata in meglio. Ho  imparato ad accettare la mia vita ed il mio vissuto, ad amare la mia persona e ho trovato le risorse e gli strumenti che erano dentro di me  ma non ero capace da sola a farli uscire.  Mi è stata di grande aiuto, grazie alla sua professionalità, alla sua umanità  e alla sua capacità di ascolto”. –Nicoletta-

L’ANSIA DA PRESTAZIONE E I CIRCOLI VIZIOSI: COSA SUCCEDE, COSA SI PROVA E COME USCIRNE

Il momento di elaborazione del problema non è mai facile.
L’acquisizione della consapevolezza di sé, soprattutto quando risulta legata ad un aspetto negativo della propria persona, incide profondamente sulle nostre abitudini, sulle attività e sulle relazioni che ciascuno di noi quotidianamente sperimenta sul luogo di lavoro, in casa o in famiglia.
Se il problema investe l’ambito sessuale, poi, ci troviamo di fronte a un problema nel problema: viene infatti soppresso l’unico istinto che potrebbe aiutarci, quello di parlarne con le persone che ci stanno vicino. Viviamo in una società divisa in due ed estremizzata in entrambe le parti: se da un lato il sesso viene ancora considerato come una specie di tabù, rinchiuso in un angolo della mente e represso quasi fosse un impulso indesiderato e indesiderabile, dall’altro ne vengono esaltate le manifestazioni più spinte, che si trasformano in racconti che poco hanno a che fare con la realtà.
Di fronte ad un problema di natura sessuale, pertanto, l’individuo si sente, nell’ordine, spaventato, solo e intimorito da un contesto schizofrenico, che concede poche possibilità di valutare con la necessaria calma la situazione che si sta vivendo. Nel mio caso, questo senso di frustrazione e di solitudine incideva profondamente nei miei rapporti con la partner, che inconsciamente cercavo di allontanare per non trovarmi di fronte alla causa della mia ansia: il sesso.
In questo frangente il ruolo dello psicologo, a mio modo di vedere, è quello di ridefinire i criteri di valutazione del paziente, facendolo riflettere sulla realtà della situazione che, per le ragioni di cui sopra, spesso gli sfuggono. La “bacchetta magica” a disposizione dello psicologo non è altro che questo, far comprendere al paziente che la situazione di disagio a livello sessuale spesso non è il frutto di un problema fisico (come molti, tra cui io stesso, pensano), ma deriva semplicemente da un blocco mentale che, tranne casi particolari, spesso deriva da quel coacervo di racconti e falsi miti che il mondo di oggi ci propina come verità assiomatiche.
La semplice presa di coscienza di questo fatto nel mio caso è stata sufficiente a superare una situazione di difficoltà o, come la chiamavo io, di circolo vizioso: un insuccesso, dovuto a cause banali (eccesso di stanchezza, eccesso di alcool, stress sul lavoro) costituiva un precedente ansiogeno, che comportava un secondo insuccesso, che faceva accumulare ulteriormente l’ansia e mi faceva piombare in un baratro di frustrazione; raggiunto il fondo, quando il livello di ansia calava per qualsiasi ragione (successo sul lavoro ecc.), il desiderio sessuale riusciva a prevalere sul resto, comportando un successo che a sua volta alimentava il successo seguente, in un’ottica circolare che, una volta infranta, veniva sostituita da una parabola negativa. E poi di nuovo.
Quello che sono riuscito ad ottenere nel corso della terapia è una maggiore consapevolezza dei meccanismi che regolano questo processo, strumento fondamentale per eliminare la parte negativa della parabola e per gestire la famigerata ansia da prestazione, spesso causa (almeno nel mio caso) di gran parte dei problemi.
Questo ha comportato un miglioramento dei rapporti con la partner non solo nella sfera sessuale, ma anche in quella affettiva: l’allontanamento inconscio è stato superato, così come la paura di affrontare l’argomento sessuale in ogni sua forma (scene di film, frasi in televisione o nei dialoghi con amici).
Rileggendo quello che ho scritto mi rendo conto, forse per la prima volta, della situazione assurda in cui mi sono trovato. Una situazione da cui non è poi così difficile uscire, se si hanno gli strumenti adatti e una guida con una “bacchetta magica”.
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SUPERARE IL “BLOCCO” DEL VAGINISMO

“In molti compreso me all’inizio pensano che un aiuto psicologico quando è presente un problema apparentemente solo fisico nella coppia non ha senso ..
Invece non è cosi ! Noi abbiamo rischiato di lasciarci perchè anche se ci amiamo e ci desideriamo per un “blocco” che non riuscivamo a superare, anche se anatomicamente eravamo sani, non trovavamo la soluzione o meglio il metodo  per superarlo perchè quando un ginecologo una volta appurato che sei sana non andrà mai oltre il : ” E’ va beh impegnatevi di più che vedrete che andrà a posto”
Ma questo è la parte sbagliata che crea nella coppia o in una parte il complesso più grande: quello di non essere come tutti .
Ed è qui che un aiuto psicologico affiancato da un metodo a tappe regolarizzato ti aiuta a capire che non sei la sola coppia nel mondo ad avere problemi e anzi forse sono più fortunate quelle che cercano di sistemare i problemi piuttosto che tenere i segreti e gli attriti tra le mura della camera da letto.
Sinceramente parlando anche il solo poter condividere apertamente le parole o le cose che nella nostra società sono un tabù già crea in te la sensazione che almeno una terza persona tiene a te e che il percorso avrà un inizio , un continuo e una fine … 
Per chi si chiede se sono solo ore di parole al vento … NON E’ COSI ! Il percorso per una coppia durante i colloqui sono di resoconto , discussione dei problemi emergenti , e consegne per il periodo fino al nuovo incontro , la parte maggiore sono gli esercizi a tappe crescenti che ogni volta aprono il cuore a una nuova speranza appena ci sono miglioramenti mai visti fino ad ora.
L’aiuto psicologico secondo me nella persona o nella coppia sarebbe da consigliare a tutti non solo in presenza di problemi perché é quel momento privato solo tuo o di coppia in cui puoi dire TUTTO senza pensare alle ripercussioni delle tue rivelazioni con parenti o amici che ovviamente se non provano le tue stesse sensazioni non potranno mai capire.
Anche io all’inizio non pensavo potesse servire un aiuto del genere ma era solo come in tutte le cose perchè non sapevo cosa succedeva in effetti ma per farvi capire come quando ti rompi una gamba per un po vai dall’ortopedico con le lastre e fai esercizi per tornare al 100% , quando qualcosa nella tua testa o nel rapporto di coppia si “rompe” bisogna andare da uno specialista perchè si si può tentare di guarire una gamba da soli ma se si rimane zoppi le ripercussioni ti rimangono a vita cosi come un problema nella testa ti può condizionare la vita per sempre.
Nel caso specifico della Dott. Maggioni è la perfetta persona che una coppia giovane vorrebbe incontrare perchè data la sua professionalità e cordialità ma sopratutto la giovane età può subito porsi in modo diretto ai problemi della società attuale. La Dott.sa parte senza pregiudizio alcuno verso chi si trova davanti e cerca di aiutare la persona o la coppia entrando presto in fiducia come una terza persona a cui interessa la risoluzione del problema e non il tornaconto di far durare le sedute anni per interesse personale.
Per tutte le coppie che si amano si desiderano e non vogliono che un blocco di tipo psicologico li faccia separare consiglio fortemente la consulenza della Dott.Maggioni per trovare il metodo per superarlo che è la parte più complicata del problema.”

Gli incontri avuti e i consigli che mi ha dato mi hanno aiutato molto, e mi hanno fatto acquisire più sicurezza in me stesso”

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Settimana del Benessere Sessuale 2016

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SESSO SENZA STRESS: Superare l’Ansia da Prestazione

relaxNotePadCos’è l’ansia da prestazione?

La sessualità dovrebbe essere un momento di relax, lontano da pensieri e da preoccupazioni. Purtroppo a volte non è così. A volte nell’intimità capita di sentirsi “bloccati”, in tensione, agitati.

Sotto alle lenzuola si ha la sensazione costante di dover dimostrare la propria abilità e i rapporti finiscono per diventare una sorta di test o banco di prova, magari con tanto di “voto”, proprio come a scuola. Il piacere e il desiderio lasciano il posto alla paura: di fallire, di deludere il partner,  di non riuscire, di non soddisfare i suoi bisogni, di essere giudicati, di non essere “abbastanza”..

Scopriamo insieme qualcosa riguardo all’”ansia da prestazione”, sfatando alcuni miti al riguardo e scoprendo come sconfiggerla

 Ansia da prestazione: saperne di più

un problema solo al maschile?66H

Assolutamente no.

Ansia e tensione colpiscono sia l’uomo che la donna.

Mentre le preoccupazioni “prestazionali” degli uomini riguardano erezione e durata la maggior parte delle donne con ansia da prestazione teme di non raggiungere l’orgasmo o di non potersi eccitare in modo da garantire una sufficiente lubrificazione.

Le conseguenze

Per gli uomini l’eccessiva ansia prima e durante i rapporti può portare a problemi di erezione (difficoltà a stress_performance_anxiety_bottenere un erezione o a mantenerla), o di durata (troppo breve o, più raramente troppo lunga).

Per le donna, invece, le possibili conseguenze riguardano le difficoltà a raggiungere l’orgasmo, o nell’avere o mantenere un’adeguata eccitazione e lubrificazione.

Ansia ed eccitazione: acerrimi nemici

L’ansia è uno dei peggiori nemici dell’eccitazione.

Questo succede perché la tensione mentale generata dall’ansia da prestazione sessuale “blocca” l’eccitazione mentale e  interrompe il meccanismo psico-fisico dell’eccitazione fisica (erezione per gli uomini e lubrificazione per le donne). Venendo meno l’eccitazione ci possono essere anche conseguenti ripercussioni sul culmine della stessa, ovvero sulla fase orgasmica.

 7 strategie per vincere l’ansia sotto le lenzuola

1)      Conoscere di più riguardo alla sessualità

La maggior parte di noi non conosce, o conosce troppo poco, il funzionamento sessuale. Le informazioni in nostro possesso riguardo alla sessualità sono troppo spesso confuse e distorte. Sfatare i miti ed i luoghi comuni riguardo alla sessualità in cui si è frequentemente intrappolati può aiutare ad avere aspettative realistiche riguardo a voi e al partner e a capire cosa vi succede.

Informatevi, leggete, chiedete. Riguardo ad una dimensione così importante della vostra vita come la sessualità si può e si deve sapere di più.

2)      Conoscere di più il nostro corpo

Il nostro corpo è la nostra personale cattedrale del piacere: abbracci, carezze, baci, massaggi. Tutto parte da lì. La nostra pelle è l’intermediario fra noi e gli altri, ed è fonte inesauribile di stimoli e sensazioni. Impariamo a conoscerlo e diamogli importanza.

Prendetevi cura del vostro corpo (e non mi riferisco solo all’aspetto estetico!), imparate ad osservarlo e ad ascoltarlo…Rimarrete stupiti di quanti messaggi vi manda e di quanto normalmente siete abituati ad ignorarli.

Come? Tutto ciò che vi piace è lecito: un massaggio, una giornata alla Spa o alle terme, una crema profumata…

3)      No ai pensieri di fallimento, sì ai pensieri erotici

Ogni volta che una preoccupazione o un pensiero di fallimento (“non ce la farò mai!” “anche questa volta sarà un disastro..” “cosa penserà Lui/Lei di me?”) vi occupa la mente, vi porta fuori dalla situazione erotica, quasi come se steste osservando la scena dall’esterno.

Il miglior modo di vincere l’ansia è di lasciarsi andare al piacere, a quello che state vivendo, farsi guidare dal vostro corpo e da quello del partner. Solo se riuscirete a pensare eroticamente potrete vivere appieno la situazione erotica!

4)      Preliminari, preliminari, preliminari!

Frequentemente chi convive con l’ansia si focalizza solo sulla “prestazione”. Tutto si riduce all’equazione intimità=sesso penetrativo. Il sesso non è solo penetrazione. È molto di più.

I preliminari sono un’attività estremamente coinvolgente ed intima. Essenziale per godere appieno di tutti i piaceri che il sesso può offrire. Riscopriteli!

5)      Supporto e condivisione

Per chi ne soffre: Parlatene col partner, spiegategli come vi sentite e raccontategli le vostre paure.

Per il partner: supportate e state vicino al vostro Lui o alla vostra Lei, siate pazienti e comprensivi. Accogliendo le sue paure lo aiuterete ad affrontarle e a lasciarsele alle spalle.

6)      Niente “performance” a letto

Nella società attuale si tende a vedere tutto come una competizione da vincere e il sesso non fa certo 022112hedgeseccezione. L’imperativo è: “Vinco, dunque sono!” Uscite da questa prospettiva: Il sesso non è prestazione! È piacere, gioco, condivisione.

Non si fa l’amore per vincere o per essere i migliori, ma per godere del piacere e dell’intimità.

Nel sesso si “vince” davvero quando si smette di pensare a vincere ed eccellere. Si “vince” quando si smette di fare la gara con sé stessi e si comincia a “gareggiare” insieme, in coppia.

 

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Attacchi di Panico

attacchi-di-panicoUn attacco di panico è un improvviso aumento di intensa paura o disagio che raggiunge un picco in pochi minuti, durante i quali si verificano almeno quattro dei seguenti sintomi:

 

 

 

  •  Palpitazioni, sensazione di cuore in gola o tachicardia
  •  Sudorazione
  •  Tremori o agitazione
  •  Sensazioni di mancanza di respiropanicattack
  •  Sensazioni di soffocamento
  •  Dolore o fastidio al petto
  •  Nausea o disturbi addominali
  •  Sensazione di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento
  •  Brividi o sensazioni di calore
  •  Parestesia (intorpidimento o formicolio)
  •  Derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (sensazione di essere distaccati da se stessi)
  • Paura di perdere il controllo o di “impazzire “
  • Paura di morire

 

Si parla di Attacco di Panico vero e proprio in presenza di almeno 4 dei sintomi precedentemente elencati.

Tipico dell’Attacco di Panico è la convinzione, al momento dell’attacco, della natura “fisica” di tali sintomi: “Mi sta venendo un infarto!” “sto svenendo!” “Mi verrà un ictus!”

Attacchi di Panico e Disturbo di Panico

Circa 1 persona su 3 ha avuto almeno una volta nella vita un Attacco di Panico.

Ma solo 1 persona su 100 soffre di Disturbo di Panico.

Disturbo di panico

  • avere avuto almeno un attacco di panico
  • ansia all’idea di averne un altro (ansia anticipatoria)
  • modificare le proprie abitudini e il proprio stile di vita per evitare di avere Attacchi di Panico
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Anorgasmia Femminile: cos’è e come sconfiggerla

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Frecce elettriche… attraversano il corpo.
Un arcobaleno di colori colpisce le palpebre.
Una schiuma di musica cade sopra le orecchie.
È il gong dell’orgasmo.”
ANAÏS NIN

 

COS’È L’ANORGASMIA FEMMINILE?

Si parla di Anorgasmia, o di Disturbo dell’Orgasmo Femminile, quando  l’orgasmo è assente (o richiede tempi eccessivamente lunghi) nonostante sia presente una stimolazione adeguata.

Si stima che circa l’11-14% delle donne non riesca o abbia problemi a raggiungere l’orgasmo. all’incirca 1 donna su 7!

N.B.:

La quantità di stimolazione necessaria perchè una donna raggiunga l’orgasmo varia moltissimo, non solo tra individui diversi, ma nella stessa donna in circostanze diverse.

Alcune donne riescono a raggiungere l’orgasmo con pochi movimenti coitali, mentre altre hanno bisogno di una lunga stimolazione del clitoride prima di poterlo raggiungere, pur non soffrendo di anorgasmia.

SOTTOTIPI

1) ANORGASMIA SITUAZIONALE

  • Anorgasmia coitale Frequentemente l’anorgasmia riguarda in modo esclusivo il rapporto sessuale penetrativo mentre è possibile raggiungere l’orgasmo con altri tipi di stimolazione (sesso orale, masturbazione, utilizzo di sex toys), da soli o con il partner.  Si può in tal caso parlare di anorgasmia coitale.
  • Orgasmo sì. Ma da soli In altri casi la persona non riesce a raggiungere l’orgasmo con il partner ma può indurselo facilmente con l’autoerotismo.
  • Orgasmo clitorideo/ Orgasmo vaginale

2) ANORGASMIA GENERALIZZATA

La forma generalizzata è la situazione in cui la donna non riesce in nessun caso a raggiungere l’orgasmo.

ANORGASMIA: POSSIBILI CAUSE

  •  effetti iatrogeni di sostanze psicotrope (droghe o farmaci, come ad esempio gli SSRI)
  • eccessivo autocontrollo
  • difficoltà di lasciarsi andare
  •  un’eccessiva attenzione al piacere del partner,
  • ansia da prestazione
  • rapporto non positivo col proprio corpo (rapporto con la fisictà, autostima, insicurezza)
  • educazione rigida e sessuofobica
  • problematiche di coppia

COSA FARE

La cura dell’anorgasmia dipende dalla causa che ha originato il problema. Quando alla base c’è una causa principalmente  di natura psicologica il trattamento elettivo è di tipo psico-sessuologico.

Tale percorso e prevede la progressiva elaborazione degli impedimenti psicologici e psico-corporei al raggiungimento dell’orgasmo e di un più pieno abbandono all’esperienza sessuale.

Scopi del trattamento:

  • imparare progressivamente a conoscere e ad ascoltare il proprio corpo e le sensazioni.
  • scoperta dell’intimità

ANORGASMIA E FRIGIDITÀ

Spesso si confondono anorgasmia e frigidità.

In realtà il termine “frigidità” è stato abbandonato poichè vago. Il termine frigidità indicava, in modo più generico, la difficoltà di abbandonarsi al piacere sessuale, mentre l’anorgasmia si riferisce esclusivamente all’impossibilità di raggiungere l’orgasmo.

L’antiquato termine era una sorta di contenitore vago e impreciso per qualsiasi disturbo sessuale femminile. Attualmente (fortunatamente!)  i disturbi che si celano dietro la parola frigidità sono stati identificati come disturbi a sé stanti: disturbo del desiderio, vaginismo, anorgasmia, secchezza vaginale ecc.

 

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